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Duplicare un radiocomando Rolling Code (Parte 1)
Prima di descrivere come e se sia possibile duplicare un radiocomando con tecnologia a codice variabile o in gergo tecnico rolling code, inizieremo anzitutto analizzando alcuni aspetti quali; l’evoluzione che ha avuto questo dispositivo nel tempo, le frequenze e dulcis in fundo le varie codifiche.
Il radiocomando inizia a diffondersi oltre un ventennio fa, principalmente nel mondo dell’automazione civile ma anche industriale.
Il principale utilizzo per cui questo prodotto fu creato, era quello di rendere più comodo l’attivazione di apparecchiature elettriche – elettroniche, da un qualsiasi punto nelle vicinanze delle stesse anche in presenza di ostacoli, senza che ci fosse necessariamente un collegamento fisico tra i due dispositivi.
L’impiego tipico lo troviamo nella movimentazione dei cancelli automatici, che in origine venivano azionati solo con comandi meccanici come pulsanti o selettori a chiave.
Successivamente nel corso degli anni dalla sua prima apparizione ed utilizzo, questo strano e allo stesso tempo innovativo dispositivo ha trovato spazio anche in altri settori, come quello automobilistico e negli impianti di sicurezza per citarne qualcuno.
E’ doveroso fare una precisazione prima di addentrarci maggiormente nei meandri più tecnici, molto spesso gli utilizzatori definiscono erroneamente il radiocomando chiamandolo anche telecomando, in realtà non è proprio così.
Il termine telecomando è genericamente usato per indicare un comando a distanza, è un dispositivo che serve a azionare apparecchiature elettriche ma anche elettroniche, dove l’utilizzatore di solito si trova nelle immediate vicinanze del dispositivo da controllare, il collegamento tra l’uno e l’altro è sempre di tipo fisico, per mezzo di un cavo elettrico.
Forse a questo punto qualcuno si starà chiedendo, ma il telecomando del mio televisore non ha nessun cavo, in realtà il cavo ce ma non si vede.
Il telecomando di un comune televisore funziona con la tecnologia IR, un diodo luminoso (LED) che emette luce infrarossa ad una lunghezza d’onda di 950 nm.
Il comando impartito trasmette un segnale diverso codificato per ogni tasto premuto, costituito da gruppi di impulsi digitali modulati ad una frequenza compresa fra 20 e 70 kHz emessi in successione.
Quindi il raggio infrarosso invisibile ad occhio umano, corrisponde esattamente ad un cavo di collegamento, infatti se puntassimo il telecomando in senso opposto al televisore, questo non funzionerebbe perché non faremmo altro che interrompere il collegamento tra i due dispositivi, fatta eccezione nei casi in cui il fascio infrarosso dovesse rimbalzare su delle superfici riflettenti e giungere ugualmente a destinazione per riflessione.
Le frequenze utilizzate
In oltre vent’anni la tecnologia utilizzata per questo genere di prodotti, ha subito una notevole evoluzione, sia per quanto riguarda la parte a radiofrequenza sia per i sistemi di codifica adottati.
I primi sistemi di radio controllo lavoravano a bassa frequenza, su un range che si estendeva da 27 a 41 MHz: erano quindi radiocomandi dagli ingombri spesso notevoli a causa delle antenne in ferrite e delle batterie utilizzate.

Successivamente vennero sostituiti nel tempo dai sistemi detti a ‘frequenza libera’ operanti in alta frequenza e in una banda compresa, normalmente, tra i 260 e i 350 MHz.
Questa nuova categoria, non avendo più la necessità di comprendere antenne ingombranti e alimentazioni consistenti, ha dato il via a famiglie di prodotti finalmente tascabili.
In seguito, le normative europee hanno regolato e imposto le frequenze utilizzabili per l’automazione, trasformando quello che era un enorme caos creativo in qualcosa di standard.
Le frequenze in uso attualmente sono quattro: due in bassa frequenza (40,665 MHz e 40,685 MHz) e due in alta frequenza (433,92 MHz e 868,35 MHz).
Le frequenze che prima erano comprese tra i 260 e i 350 MHz sono ora proibite.














